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Gite fuori porta: Pisa.

16 Gennaio 2012

Siccome abbiamo capito che la mancanza di liquidità ci farà archiviare presto i sogni di gloria, meglio che chiuda il browser costantemente aperto sugli affitti a New York e ripieghi sul racconto delle gite fuori porta che abbiamo fatto durante le vacanze di Natale. Niente di che e tra l’altro solo un paio, ma comunque giornate carine che ho apprezzato tantissimo e che mi hanno fatto staccare -col corpo, un po’ meno con la mente- dai vari casi che lasciavo a Bologna.

Se l’aria che ho è di quelle smaronate, sappiate che non è affatto vero: mi sono divertita e pure parecchio (io, poi, dammi da girare e dammi da mangiare, son già serena) ma, ovviamente, trattandosi già di ricordi e non avendo la particolare propensione a ferragnizzare la mia vita -amazing! wonderful! incredible!- di sicuro le farò sembrare meno eclatanti di quello che in realtà sono state.

Comunque, comincio con Pisa, che avevo già visto una decina d’anni fa di ritorno da Collesalvetti con Chicca & compagnia bella, ma che non avevo girato se non in Piazza dei Miracoli: devo ammettere che, a parte il parcheggio dove abbiamo lasciato la macchina dietro la stazione, dove ho scoperto che i pisani ancora si fanno le pere (noi bolognesi abbiamo smesso negli anni ’80, come siamo avanti!), si tratta davvero di una città carina. Piccolina, ma carina. Vi offendete se vi dico che sembra una mini-Firenze? Sapete, noi abbiamo dei canali ma son quasi tutti sotto terra, se ci troviamo in una città attraversata da un corso d’acqua di notevole portata, ci sentiamo a Firenze o a Parigi. E se fate i conti che io a Parigi son mai stata… Non vogliatemene.
Ad ogni modo, con l’ingenuità che da sempre mi contraddistingue, mi sono galoppata oltre sette kilometri a piedi camallandomi borsa piena di ogni genere di conforto e macchina fotografica, di cui un terzo per cercare il murales di Keith Haring, attorno al quale giravo da circa un’ora ma che le mappe del mio iPhone non avevano ben presente dove fosse. Per la cronaca, dietro le mie spalle, ma l’ho capito solo alzando lo sguardo (è davvero enorme).
In quanto a negozi confesso di aver girato in lungo e in largo Corso Italia e le zone limitrofe, che avevo letto essere consueta meta di shopping, ma non ho trovato altro che catene internazionali già iperpresenti a Bologna e che, dato il periodo pre-saldi, non ho osato svaligiare in quanto sapevo che di lì a poco avrebbero applicato i ribassi. Pranzato all’Osteria dei Cavalieri, in centro ma fortunatamente non tipico ristorante da turisti, dietro consiglio di una gentilissima utente Friendfeed. Molto soddisfatti sia per il cibo, sia per il conto, sia per l’ottimo Chianti.

Personalissimi godimenti: i dodici primaverili gradi e il timido sole; il non essere stata obbligata a farmi le foto fingiamo di reggere la torre! in quanto Lorenzo era impegnato con un lavoro in zona e quindi ho amabilmente girato all alone, all day long.
Ma forse, conoscendolo, si sarebbe rifiutato.

LdC

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