pensiero del mattino

L’ansia da prestazione del blogger.

9 Luglio 2013

influencer

I tempi cambiano, i diari in rete si evolvono e… ebbene sì, anche i blogger, che a volte amano giocare a fare gli influencer, hanno l’ansia da prestazione. O blocco dello scrittore, qualunque cosa voglia dire oggigiorno.

A voi capita? A me sì.

Ecco le mie tre tipiche paranoie prima di mettermi a scrivere un post, ve le dico schiettamente così vedete se vi ci riconoscete.

1. “Cosa gli scrivo a ‘sta gente, che negli ultimi giorni non mi succede mai una fava e il punto più alto della mia giornata è quando guardo le repliche della Parodi su LeiTV?”
Sono dedita alla registrazione degli eventi esattamente così come accadono, poi mi piace  rimuginarci su, cercando di trarne una lezione o un qualcosa di più significativo. Certo, non mi trovo sempre in mezzo a contesti eccezionali (son mica una fashion blogger) e solo talvolta le situazioni mediocri generano concetti eccellenti. Nella maggior parte dei giorni, la mia vita è tutta una grande, unica, puntata della Parodi. Forse qui mi penalizza anche il fatto che non scrivo di argomenti che trovo talmente affascinanti da trovare spunti per continuare a dibatterne: sono molto trasversale, è il bello del mio blog, da un certo punto di vista.
(non diventerò neanche una foodie, se è questo che temete)

2. “La neve d’inverno, il caldo d’estate, le vacanze ad agosto, i regali a Natale: devo scriverne per forza anche io?”
Finché non inventeranno le lavatrici che tolgono automaticamente i peli di gatto dalla biancheria, diciamo che non ci sarà granché di nuovo sotto al sole, me ne devo fare una ragione. So perfettamente che i miei lettori non hanno sempre bisogno di nuove idee, di qualcosa di #groundbreaking: se la mia meravigliosa unicità, la mia personale storia e l’approccio peculiare a ciò che è stato già detto e stradetto vi piace, bon: contenti voi, contenti tutti.

3. “Vabè, ma non sono mica un’espertona!”
In rete tutti tendono ad essere più sburoni, lo sappiamo benissimo, e a me non piace particolarmente sburoneggiare: so di saperla lunga, perché dovrei infierire? Scherzi a parte, in molti casi, anche avere una minima esperienza in più di di qualcun altro può comunque essere motivo per cercare di dare una mano, basta mantenere un senso di umiltà e di prospettiva su qualsiasi minchiata che si spara. E’ solo che a volte mi prende così, inaspettata, l’insicurezza.

Le cose stanno in questo modo: ogni esperienza che ho, ogni idea che mi viene durante la giornata, mi sembra sempre un potenziale post sul blog. Pensare in questo modo non è semplice, specie se non si ha buona memoria e a volte mettere a fuoco quello che si vorrebbe dire non è semplice e così si sfocia in striminziti post che lasciano insoddisfatti. A ottobre saranno dieci anni che scrivo qui sopra (vabè, prima su Splinder e prima ancora su Virgilio, adesso non sottilizziamo) e, dopo un romanzo e vari racconti pubblicati di cui molto tratto da questo blog, sinceramente non ho ancora capito bene perché lo faccio. Non è solo monetizzare, quello è davvero poco credetemi. Probabilmente col blog mi succede come ogni cosa che mi piace fare e non mi viene mai a noia, e cioè perché non c’è un motivo ben preciso: semplicemente mi piace, quindi lo faccio.

Quindi, per ora, se sta bene anche a voi, si continua così.
(per stavolta, risolto il problema del “cosa scrivo oggi”)

LdC

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