up close and personal

Quando ancora ero una scrittrice semiseria.

11 Marzo 2014

stronza

Quando ancora ero una scrittrice semiseria o, almeno, ci credevo ancora da matti, ero solita appoggiare le mani sulla tastiera con un po’ di tempo a disposizione e ciò mi era sufficiente per riempire una e più pagine bianche con storie, oppure concetti ed elucubrazioni. Il comune denominatore è che tutto mi veniva con una semplicità disarmante. Avevo più tempo perché vivevo da sola e in una casa dove non c’era la connessione ad Internet, Facebook non esisteva e, inoltre, gli smartphone non erano ancora stati inventati (o forse qualcosa per pochi eletti c’era, io comunque non ce l’avevo).

Quando ancora ero una scrittrice semiseria, facevo un sacco di cose ogni giorno perché ero sempre in giro come una pallina del flipper e mi aggregavo ad ogni genere di mondanità. Avevo anche più buccia, più amici e tempi di hangover bassissimi, perché fra oggi e allora ballano quei 10 anni di differenza che, fisiologicamente, sono un importante spartiacque. Comunque potevo fare le sei del mattino e andare in ufficio non dico fresca come un fiore ma quasi (in compenso, il mio fegato era un minibar).

Il mio blog, in quegli anni, era nel momento del suo massimo splendore e ciò è comprensibile quando il lunedì c’è una presentazione, il martedì un corso di chissàcosa, il mercoledì il cineforum d’éssai, il giovedì varie ed eventuali, il venerdì aperitivo fisso, sabato e domenica al mare (d’estate) e in giro per città a trovare amici (d’inverno)… io non so se ero al massimo dello splendore, forse sì, forse ero solo più giovane e me ne sbattevo più o meno di tutto. Fare un parallelo fra ieri e oggi è tipico di chi ha un carattere narcistista/depresso come me, quindi è un po’ di tempo che mi arrovello su come riconquistare lo charme e lo sfavillio dei bei tempi che furono, visto che oggi la mia routine assomiglia molto poco a quella di allora (forse fatto salvo il cinema – molto meno d’éssai, da quando ho scoperto la Marvel) e io proprio sono fisicamente ed emotivamente un’altra persona.

Sono meglio? Sono peggio? Boh, a volte mi sento cent’anni, a volte diciassette: il mio umore in questi ultimi tempi va e viene in modo incostante e potrebbe essere fin troppo facile dire, come ho sempre fatto, che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa: ma vaffanculo sopravvalutatissimi film di Ligabue, Freccia muore giovane e ben prima che il suo tran-tran si trasformi in quello tanto temuto del padrone di casa che suona per avere l’affitto ogni mese. Che poi, non è davvero così, almeno per me: di spunti ne avrei e di voglia di fare anche, solo non riesco a non provare frustrazione sentendo che qualcosa, ad oggi, mi manca.

Mi manca un nuovo percorso, una nuova sfida.
Perché non sono più quella di prima, ma non sono ancora quella che verrà dopo.

Fanno presto le altre persone: arrivati ad una certa età, fanno i figli. I figli proiettano nel futuro, danno un senso a tutto e garantiscono argomenti di cui parlare -sul blog e non- per tutta la vita. I figli sono un’assicurazione, fondamentalmente, mettono al riparo da ogni possibile recriminazione. Nessuno vi verrà mai a dire che non vi siete realizzati o non avete combinato nulla, a voi che avete un figlio e se poi, oltre all’essere genitore, siete anche realizzati nel vostro lavoro e nelle vostre passioni, tanto meglio. Ma già col figlio vi sareste garantiti una lunga vita costellata di approvazione (prima di tutto, da voi stessi). Ma chi ha deciso di non avere figli deve continuamente investire su di sé (e sulla coppia, se si è in due) cercando di non diventare noioso ai propri occhi e a quelli del proprio compagno di vita. Essere una coppia children-free è un continuo esercizio di equilibri per non chiudersi circolarmente e in maniera morbosa, ripiegandosi su sé stessi e venendosi sostanzialmente a noia.

Non è facile, fatico a passare di bozzolo in farfalla ciclicamente e ad libitum, trovando sempre un modo per essere una nuova versione di me (per non parlare degli argomenti di cui parlare sul blog, che dopo dieci anni perdonatemi se qualche volta mi sarò ripetuta). Ciò che desidero prima di tutto è proprio questa libertà di poter essere sempre quello che mi va, nell’esatto momento in cui mi va di esserlo, senza catene o zavorre che mi ricordino che No, questo non si può più fare (è quel più che mi ferisce e me lo fa vivere come una limitazione)… ma ciò che desidero è anche la mia peggior “condanna” (fra virgolette, perché so che c’è di peggio), che non mi concederà mai il lusso di sentirmi arrivata da qualche parte, a lungo.

Da dove cominciare, ancora non ne ho idea, ma di sicuro so che è qui che ne dovevo parlare.

LdC

 

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  1. Devo dire che io non avrei saputo esprimerlo meglio.
    Sul tempo, sulle cose che si fanno e sul non avere bambini.
    Condivido tutto.

  2. Ebbene sì, condivido anche io pienamente…pensavo di essere quasi un’aliena, invece vedo che sono in buona compagnia!!

  3. Che poi il problema è (anche) che non ci sono (molti) modelli di donna/coppia senza figli a cui guardare come riferimento… Anche Carmen Russo ed Enzo Paolo Turchi hanno ceduto! Almeno io mi sento smarrita in questo senso: gli unici esempi di coppie senza figli che conosco sono gente che ha fatto di necessità virtù..

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