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Cosa ho fatto a Chicago.

25 maggio 2015

ChicagoLa tentazione di intitolare questo post Sweet home, Chicago era fortissima, voglio che sia messo agli atti.
Ma ho resistito e quindi il titolo è questo e soprattutto non è  Cosa fare a Chicago, perché chi sono io per dirvi cosa fare in una città dove sono stata solo tre giorni in vita mia?
Siamo onesti!

Sappiate fin da subito che, nella mia personale e poco seria narrazione del viaggio negli Stati Uniti, troverete ciò che ho fatto io, che mi ha fatto divertire, che mi è piaciuto, che non mi è piaciuto, ma non troverete mai suggerimenti anche perché io per prima, arrivata in un luogo, apro Tripadvisor e guardo i suggerimenti degli altri.

Chiarito questo: cosa ho fatto a Chicago? Innanzitutto ho pernottato qui, che si è rivelata una posizione molto furba e comoda, se non fosse che stavano inaugurando qualche mega evento che aveva a che fare con gli NFL Draft 2015 e di conseguenza stavano costruendo una roba grande come il Partenone proprio di fronte a noi (il che ci ostruiva la vista sul lago, ahimè). Ma non è che ‘sta festa c’è sempre, quindi per una media esigenza senza grandi pretese di sfarzo, l’hotel è da considerarsi valido.

Chicago è una città bellissima, a me ha ricordato altre belle e grandi città, come ad esempio San Francisco. Le persone sono amichevoli (essere due ragazze che viaggiano sole aiuta un po’ dappertutto) è molto vasta ma è a misura d’uomo, sopratuttto la rende molto vivibile tutta l’area verde del Millennium Park che, solo per il mega fagiolo, merita una visita (è tutto veramente molto enorme e wow).
A livello di shopping, è il caso di dire che ci siamo svenate, non tanto per i prezzi ma per le millemila opportunità. Soltanto New Orleans riuscirà a farci fare più danni (numericamente inferiori ma più costosi) però per quanto riguarda grosse catene che vendono minchiate introvabili in Italia e cose così, è senz’altro ideale.
Il tanto decantato molo non è davvero niente di che, c’è la ruota panoramica (meglio quella di Rimini, per dire) però c’è la wi-fi aperta e gratuita, un’ottima alternativa a Starbucks se  viene nostalgia di casa.
Tappa doverosa a Chinatown, che Lidia è -come ama definirsi- amante dell’Oriente. Anche qui negozi e negozietti di vario ciarpame più o meno vivo (alcuni non proprio adatti agli animalisti, quindi rifletteteci prima di andare) ma vorrei buttarla più sul faceto dicendovi che se mai proverete questo ristorante vi sarà difficile mangiare nuovamente cinese come prima, una volta tornati a casa (cioè, ce la si fa, ma vi sembrerà molto meno esotico).
Quasi dimenticavo: il meraviglioso lago Michigan è davvero meraviglioso, ma la sua presenza rende il clima ventoso e decisamente gelido. Indossare il piumino è una sana idea, anche a primavera inoltrata.
Altro dato fondamentale: dove inizia la Route 66? Veramente, fra Michigan Ave e Jackson Blvd, quindi praticamente in centro. Diffidate delle altre indicazioni e fate a meno di chiedere perché su questo (abbiamo notato e non capiamo ancora perché) non amano rispondere e c’è caso che vi mandino da un’altra parte per il puro gusto di percularvi, in quanto turisti.

Il 28 aprile, dopo una ricca colazione nel nostro amato Panera (pusher ufficiale di carboidrati della vacanza) andiamo a ritirare l’auto da Alamo.
Avevamo prenotato un’utilitaria, ci hanno detto testualmente Sarà una city car tipo Fiat 500, ci siamo trovate a guidare una Toyota tre volumi di cilindrata non bene identificata, ma si sa che gli americani le macchinine non le guidano. Partiamo giulive e fiduciose, per fortuna Lidia ha dimestichezza col cambio automatico perché io sono ancora concentrata a riprendermi dallo shock da smarrimento-patente-poi-ritrovata-in-taschino-del-portafogli che mi ha portato via tipo un anno di vita. Le darò il cambio qualche centinaio di miglia dopo, satolla di pranzo da Denny’s e ormai quasi alla volta di St. Louis e del suo ameno ghetto.

Ma questo ve lo racconterò la prossima puntata!
LdC

 

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