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Amica corsa.

31 Agosto 2015

Dopo una stagione abbastanza complessa, fatta di lunghe giornate al mare, di caraffe di mojito e di fegato sostanzialmente spappolato, di amici che vanno e che vengono e occupano case in letti a castello, di nuovi amici, trombamici, vecchi amici, di vecchiaia nel senso generale, di narcolessia, di protezione 15 e cerotti sulle cicatrici, di cicatrici dell’anno scorso ormai guarite, di passatelli, sardoncini e fauna ittica, di aperitivi alle Serre, al Mercato, di show in via Mascarella e di silenzi, di tarocchi che ci prendono non sempre ma spesso, di car sharing e Blablacar, di matrimoni e canzoni degli Articolo31 (non per scelta mia), ieri sera sono tornata a casa con un po’ di amarezza addosso e mi sono guardata intorno: forse avevo spostato lo sguardo troppo in là, avevo fatto scorrere la mia energia verso un’ignota quanto errata destinazione, non saprei neanche io spiegare bene come e cosa, ma mi sono sentita sola, di quella solitudine che fa scappare da ridere detta di una persona come me, che non riesce a restare a casa una sera a recuperare le puntate di Wayward Pines e che comunque ha sempre intorno amici, gatti, filarini.
Ma ieri sera mi sono sentita proprio così: sola, non triste, diciamo più consapevole, che dire rassegnata non va bene perché dietro c’è forse anche un leggerissimo sollievo, mah.
Analizzare questa sensazione al momento mi sembra difficile, comunque.

Come se avesse percepito le mie vibrazioni, mentre cercavo di mettere ordine alla valigia del mare non potendo mettere ordine ai miei pensieri, la scarpa è rotolata fino ai miei piedi, come a dire Ciao, sono la corsa, ti ricordi di me? Lo so, è caldo e sei bloccata con il collo, ma io sono sempre qui.
L’amica corsa mi stava ricordando che, nell’ultimo anno, c’è sempre stata ogni volta che ho avuto bisogno di dare un senso ai miei momenti tristi e che era ancora lì ad aspettarmi, pronta a trasformare di nuovo la tristezza in tenacia, le lacrime in sudore e sapendo che, quando avrei finito con la pigrizia, le paturnie e con lo sguardo spostato troppo in là, sarei senz’altro tornata a lei.
Ed è proprio così: la corsa è un’amica onesta e generosa perché ti restituisce sempre molto di più di quello che tu dai; certo, è esigente e se la trascuri per un po’ di tempo non ti darà soddisfazione subito, ma basterà dedicarsi a lei con rinnovato entusiasmo per ricucire l’armonia in un tempo accettabile.
Quindi, cara corsa, ti prometto che tornerò a prendermi cura di te e, attraverso te, di me stessa; non lascerò che l’amarezza mi privi dell’energia che ho scelto di dedicare a quello che costituisce il fondamento del mio equilibrio, la base su cui costruisco ogni mio giorno: la consapevolezza che tutto può essere trasformato, che tutto passa e anche questo passerà.
(e, certo, anche sull’oroscopo di Paolo Fox!)

‘Cause tramps like us, baby we were born to run.
LdC

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