Senza categoria

MG

27 Luglio 2006

Quando si dice il caso.

Lui ha il ciuffo alla Elvis e sta risparmiando per comprare la mitica MG, l’automobile. Non sa che quelle iniziali non solo racchiudono il suo grande sogno di giovane pilota, ma anche il suo destino. Lei lavora in una gelateria, non ha nemmeno trent’anni e vive con sua madre e un figlio. Non sa che la parola COF non rappresenta solo il suo sostentamento, ma anche il suo futuro.

Lui era nato in via Mascarella, lei in via Del Borgo. Lui vive in via Libia, vicinissimo a dove lei aveva lavorato per un lungo periodo. Lei aveva abitato in via Ferravilla, vicinissimo al bar di via San Donato dove lui si trova con gli amici. Sono nati a meno di un anno di distanza, hanno giocato negli stessi posti da bambini, frequentato gli stessi locali da adulti.

E non si sono mai incontrati.

Poi un giorno lui passa davanti alla gelateria come ha fatto un milione di volte in vita sua e, assetato, non resiste e si ferma: sarà questa che chiamano magia? Sarà questo che chiamano colpo di fulmine? Ordina qualcosa di fresco. Incrocia lo sguardo di lei e la scarica elettrica che passa tra loro scioglie il COF all’istante. Una radio sta trasmettendo Al Bano che canta “Nel sole”. Due parole di circostanza, ma niente di più: siamo negli anni sessanta e la norma impone un divario enorme tra uomini e donne, specie in un’ipotetica fase di corteggiamento. Non siamo nella nostra epoca, quando con un sms ti fidanzi e ti lasci, bensì in un delicato momento storico a cavallo tra il vecchio e il nuovo, ma che dei vecchi cliché conserva ancora molti aspetti: altro non si dicono che qualche battuta sul clima torrido e si salutano cordialmente mantenendo i rispettivi ruoli gestore/avventore.

Stranamente lui diviene cliente abituale della gelateria: ogni sera stacca dal lavoro in officina, va a casa, si prepara e corre da lei. Che all’inizio sembra non fare caso a quella presenza fissa, ma dopo qualche settimana si rende conto di aspettare con sempre maggior curiosità e trepidazione quel ragazzo non tanto alto, con il ciuffo e la spiccata parlata bolognese. Lui la sta pian piano conquistando. E lei, piena di corteggiatori (lavorare al banco di una gelateria pare aumenti esponenzialmente le public relations) ma disillusa dalle precedenti esperienze, sta cedendo.

Alla fine della stagione, a ridosso della chiusura dell’attività causa avanzare dell’autunno, lui si fa coraggio. La guarda dritto negli occhi, deglutisce un milione di volte. C’è solo un bancone che li separa da qualcosa di ormai esplicito, anche se non dichiarato. Ormai sull’orlo dello svenimento dall’emozione, infine, esordisce.

E le dice “me a t’am e te csa pistàllat?” (*)
(*) io ti amo e tu cosa pistolli/indugi?

Da lì in poi va come ogni grande storia d’amore, quello vero. Quello che si vede nei film, tanto per intenderci: si conoscono i rispettivi amici, le famiglie, il figlio di lei si affeziona a lui come ad un padre e viceversa, mamme felici, tutti contenti. E lui un giorno le fa la fatidica domanda, anche se il come è un ricordo che non è informazione in possesso della scrivente, probabilmente a causa dell’intimità del momento (voci di corridoio raccontano di una proposta fatta a letto, prima di addormentarsi, una notte di San Silvestro, ma in questa storia tutto può essere, quindi prendetemi con il beneficio del dubbio).

Il 27 luglio del 1973 i due convolano a giuste nozze presso la Sala Rossa del Comune di Bologna, di fronte a parenti, amici, figlio e ad un assessore con la fascia tricolore macchiata. Lei indossa un tailleur blu avio (o come usa chiamarlo carta da zucchero), camicetta azzurra e tacchi bassi. Lui un completo marrone con camicia giallina. Pranzo di nozze in un ristorante fuori Bologna, mille gradi centigradi nella colonnina di mercurio, mangiatona, ubriachezza equamente diffusa tra tutti i presenti e mamme degli sposi che collassano.

Un classico, oserei dire.

Qualche anno fa, probabilmente in questi stessi giorni, ho chiesto a lei il segreto di un’unione felice e duratura come la loro, senza mai un litigio, sempre con lo stesso slancio degli inizi. Sicuramente mi trovavo in uno di quei –non rari- momenti in cui stento a credere che esista il vero amore. Mi ha risposto con un sorriso (lei è sempre sorridente, compensa lui che a volte è un po’ brontolone) e mi ha detto “guarda, non c’è un segreto particolare. Ad un certo punto ti volti indietro, fai il conto, sono passati un sacco di anni e tutto è andato sempre bene. In pratica, non te ne accorgi neanche”.

Chissà se si sono accorti che oggi è il loro 33° anniversario di matrimonio.

Auguri mamma, auguri papà: siete la cosa più preziosa che ho al mondo.

Daniela

Only registered users can comment.

  1. Ciao Daniela, ho visto ora il tuo post: per te è l’anno dei traslochi!

    Ci sto facendo un pensierino anch’io.

    Buona avventura splindaresca

  2. Mi son tornati in mente tanti ricordi, i miei nonni paterni abitavano in via Bertini, da piccolo ero sempre in giro per quelle vie…adesso abito li’ in mezzo a san donato.

    Bellissimo!

    Auguroni a mamma e papa’ e complimentoni per quello che hanno creato!

  3. Forse cuginetta il segreto la tua mamma ha cercato di trasmettertelo… forse il segreto è proprio la semplicità con cui hanno vissuta la loro vita… fatta di tenerezze, di complicità, fatta di fatti e poche congetture o “seghe mentali”…

    Un abbraccio e grazie per averci resi partecipi della tua e loro gioia…

    Paola

  4. Non c’è niente da fare, ‘ste storie mi commuovon sempre. Sarà che l’inossidabilità di certi amori è una cosa troppo bella. Mi ha fatto tornare in mente mio nonno e mia nonna. Che poi allora mi son commosso due volte perché quando penso a mio nonno e mia nonna mi vien sempre in mente la stessa storia, che poi un paio d’anni fa ho pure messo sul blog, qui

    http://licenziamentodelpoeta.splinder.com/post/2721625

    e insomma son cose che mi commuovon di brutto, checcedevofà

  5. E’ stupenda questa storia peraltro vera e tua … Ma come sempre sei magica nel raccontarla.. mi hai emozionata.. auguriiiiiiiiii anche da me .. Crissssss

  6. Ciao Sissi,

    … è una favola che ha i profumi del tagliere, della sambuca con la mosca, i rumori ed i suoni della Gulietta superleggera di Radio Anch’io oppure chiamate Roma 3131, ma di più è profonda come il blu in cui sfidavano Mayol e Maiorca … insomma, anche se si capisce che son vecchio, hai tirato fuori quelle emozioni in 3D di una volta, sicuramente imperfette, ingenue e non trendy che hanno sempre avuto il meledetto vizio d’illuminarci gli occhi e scaldarci i sogni fino alla lacrimuccia od all’occhio da Cernia al banco del pesce in pescherie vecchie. Ma c’è un altro rilancio dentro, quello che a poker si “All In”, ovvero tutto sul piatto in una mano sola in cui per altrettanta regola chi resta sul tavolo deve dare soddisfazione al punto, ed è rappresentato dalle parole di Tuo Padre e dall’intuibile comportamento di Tua Madre. Questo rilancio oggi mi sembra irraggiungibile come il viaggio su una 600 Multipla, o la velocità della luce, ovvero come una dimensione di tempo che stiamo perdendo e distruggendo perchè troppo piena di sensazioni imperfette, ingenue e non trendy per noi così abituati alle perfezioni BMW ed agli scoordinati D&G.

    Porta una abbraccio grandissimo ai Tuoi genitori … e quànd at capìta ed fèr dau ciàcar, brìsa laserìi andèr e fàt cùntèr nà fòla pr’indurmintéret c’mé nà fàngéina ancaura na vòlta ( chiedo venia per gli errori d’accento ). Buon anniversario K&T

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.