up close and personal

Mi sono perfino fatta fare perfino la plastica in un istituto di bruttezza.

15 Febbraio 2014

Un proverbio che ricordo più o meno da sempre è quello che recita Se non riesci a batterli, unisciti a loro. A volte, in certe situazioni, penso che sia la strada giusta per patire meno rabbia, mandare giù meno rospi e magoni: semplicemente, così come se niente fosse, abbassare lo standard e diventare come tutti gli altri. Anche quando vorrei essere splendente, precisa; anche nelle cose che mi riescono meglio e con maggiore facilità.

Come nel film da cui ho preso spunto per il titolo, a volte vorrei farmi fare una “plastica di bruttezza” per diventare meno precisa, meno puntuale, meno disponibile, meno disposta a fare un passo indietro per il bene delle comunità di cui faccio parte… ma niente, anche se mi impegno non riesco a diventare peggio di come sono. Neanche se mi sforzo di fare la stronza.

Certo, non sono brava in tutto né perfetta, ma quando so che posso fare qualcosa, e so che posso farla bene, non mi tiro indietro o “tiro via” solo perché dall’altra parte non c’è comprensione del mio valore o anche solo la riconoscenza di un grazie (soldi, non parliamone neanche): mi sentirei in colpa, non mi sentirei me stessa, starei male. E così, capita che io viva contesti immeritati o mi veda dare per scontata: non succede sempre ma quando succede, anziché farmi girare le palle, ho deciso di soprassedere perché a livello emotivo mi costa meno dimenticarmene che farmene carico.

Però ogni tanto le cose vanno chiamate col loro vero nome, altrimenti lo si dimentica: ingratitudine.

LdC

 

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