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Volevo raccontare una cosa carina.

6 Giugno 2014

fotoTutti questi week end al mare e tutti questi km di corsa e neanche il tempo di raccontare una cosa molto carina che mi è successa qualche settimana fa: non pensate a niente di WOW! semplicemente un gesto d’amicizia da parte di qualcuno che mi ha fatto un bel regalo.

Andiamo per gradi: ora voi tutti sapete che farsi una foto o un video è uno scherzetto, il classico gioco da ragazzi. Girate lo smartphone e click, fate quel che dovete fare, immortalate quel che dovete immortalare, sia intelligente che stupido, sia di valore che una minchiata. Lo fate voi, lo faccio io, ho cinquemila e passa foto nell’iCoso di cui il 90% sono i miei gatti che fanno qualcosa a mio avviso imperdibile. Qualche decennio fa, semplicemente, questa cosa non esisteva.

PUFF! Immaginate tutti i vostri device che scompaiono all’improvviso e avete solo cabine del telefono per chiamare da fuori casa, un bi-grigio della Sip per contattare i vostri amici, le cartoline, i francobolli e, per conservare i ricordi in movimento… la cinepresa! Sì, sta salendo l’ansia anche a me, ma vi garantisco che ho vissuto anche io così fino a vent’anni fa e non sono morta, quindi in qualche modo sappiate che i nostri genitori e nonni ce la facevano lo stesso, per quanto ci possa sembrare inconcepibile (figuratevi a me, che sono una geek girl).

Nell’ormai lontano anno 1976, per il mio battesimo, i miei parenti hanno deciso di girare il classico filmino in Super8 per fissare il momento epico. In realtà non l’hanno fatto loro, ma il nostro amico Medardo che all’epoca aveva la passione per queste diavolerie moderne. La pellicola è stata poi portata in un centro apposito, che l’ha preparata, pronta per essere montata su un proiettore Super8 e visionata… se non fosse che, di proiettori Super8 a casa mia non ce ne sono mai stati. Così il filmino è rimasto nella sua busta originale ed è stato trasportato fra scatole e servizi di piatti, fino al mobile del salotto buono dell’attuale casa dei miei genitori: da che ho memoria, quella busta è stata lì, appoggiata su una pila di piatti o provvisoriamente sistemata dentro a una tazza, ed è sopravvissuta a trenta e passa anni di pulizie, traslochi, deliri da butto-via-tutto di mia mamma (non infrequenti, peraltro).

Un qualsiasi giorno dell’anno scorso, mentre ero in visita a casa loro, mi è capitato il “pacchetto” fra le mani e ho pensato che sarebbe stato divertente trasferirlo su un supporto attuale per poterglielo regalare, così l’ho preso a loro insaputa e me lo sono portato a casa, senza una precisa idea su come avrei agito. In attesa del da farsi, la pellicola è rimasta a casa mia, in un cassetto molto simile, per ulteriori mesi.

Succede poi che nella vita non sai mai chi vai ad incontrare e così, per una serie di vicissitudini, di amico-di amici-di amici-di amici, questa primavera ho conosciuto Maurizio e, fra una chiacchiera e un’altra, ci siamo messi a parlare di filmati d’epoca (è il suo lavoro) così è saltata fuori questa storia. Mandami la pellicola, ci penso io – si è reso subito disponibile. Mi ha ispirato fiducia, oltre ad una immediata simpatia, così ho fatto: andata e ritorno da Roma con corriere, in un mese circa sono riuscita a vedere una delle cose che aspettavo di vedere, fondamentalmente, da tutta la vita: il filmino del mio battesimo.

Ora, voi che siete nativi digitali o adulti più o meno digitalizzati, forse non ricordate o non avete mai provato il carico emozionale di aspettare giorni, settimane o mesi per vedere una foto, o un filmato: vediamo tutti i giorni dei video che sono girati, visti e messi online in un minuto, ormai sono un mezzo di comunicazione che ci è affine quanto una pagina di quotidiano; sui social o per televisione, anche reperti del passato ci fanno emozionare fino a un certo punto perché la possibilità di raggiungerli è una certezza in ogni momento. Ma, vi prego di credermi, ciò che era contenuto in questi due minuti e mezzo di riprese, è stato un’emozione straordinaria. Di sicuro perché era personale, anche se io per ovvi motivi non ricordo la circostanza, ma rivedere la casa dove sono nata, mia madre e mio padre più giovani di me oggi (ehm), mio fratello quindicenne, il servizio buono che ancora usiamo oggi, i miei nonni che ridevano, tutto così giovane e in movimento, è stato un colpo emotivo talmente forte che anche se ormai l’ho riguardato minimo venti volte, piango come una fontana (meno male che non c’è l’audio, altrimenti non smettevo più).

Il vecchio che ritornava nuovo, improvvisamente, sotto ai miei occhi: i ricordi statici delle foto viste centinaia di volte, che diventano improvvisamente dinamici, le persone (di cui una buona percentuale ormai scomparse) di nuovo vive e sorridenti, in un giorno di festa. Credo che la lunga attesa abbia reso ancora più prezioso questo momento, di cui non condividerò il video (sarebbe troppo facile) ma solo le mie impressioni scritte. Tipicamente, mi verrebbe da farvi il pistolotto e trovare la morale sulle cose importanti, sul godersi le persone finché ci sono, sui momenti che vale la pena immortalare e sul non inflazionarli per non renderli tutti uguali… ma credo che non ve lo farò e andrò a riguardarmi per l’ennesima volta l’espressione di mio nonno Armando mentre ride, o mia nonna Linda che finge disinvoltura e chiacchiera con la mamma della Graziella che, ora come non mai, sono stati tanto impressi a fuoco nel mio cuore e nei miei ricordi.

LdC

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