cerco casa disperatamente

Cose che non ti dicono quando compri casa / 2.

20 Settembre 2010

Così presa dalle grandi manovre mi sono dimenticata di avere un discorso in sospeso! Per fortuna è arrivato Omar con uno status, a ricordarmi quanta frustrazione covo nei confronti delle persone poco di parola.
 
Ma facciamo un passo indietro –come direbbe il mio amato Lucarelli- e torniamo all’inizio di questa storia. Ci sono due ex-giovani che hanno cercato un appartamento per circa un anno e, alla fine, l’hanno trovato. Ora, per subentrare in questo nuovo investimento immobiliare, devono vendere le rispettive case.
 
Ecco, se cercare casa era stato apostrofato con un disperatamente, sappiate che vendere casa è ancora peggio. Non tanto per l’ansia di non riuscire a vendere, che comunque c’è, tanto perché il campionario di umanità che bussa alla porta è qualcosa degno di uno studio antropologico. Vien da chiedersi se, a ruoli invertiti, anche noi siamo stati considerati alieni.
 
Senza illustrarvi caso per caso posso dichiarare con certezza che esistono due principali categorie di visitatore, quello interessato e quello che non ha letto astenersi perditempo. Per cui, al di là delle richieste di specifiche ai limiti del delirante (paragonabili solo a quel cliente che mi chiese “se la vostra ditta fallisce, la mia posta elettronica funziona lo stesso?”) e non sempre contornate da grazie-prego-menefrego, che ormai sono un optional, è possibile che la vostra casa venga visitata: a tempo di record, da uno che va come un razzo e non vuole vedere neanche la cantina; distrattamente, da uno che è come se gli parlassi del tempo e si trovasse a casa tua per pura combinazione; timidamente, da uno che non entra nemmeno nelle stanze per farci un giro ma le guarda dalla soglia; spocchiosamente, da una palazzinara che dice «mah, per me spendere questi o anche di più non è un problema, tanto compro per investire!».
Oppure, e questa è l’altra categoria, possono arrivare persone veramente partecipi (o semplicemente curiose) che desiderano sapere chi abita nel condominio, perché hai scelto quelle mattonelle del bagno, il tuo albero genalogico, se davvero vai via solo per una questione di metri quadri, dov’è il gatto della foto in cucina (sigh!), dove ti metti le cose quando hai fatto la spesa.
 
Ma della categoria peggiore, che purtroppo è trasversale, fanno parte quelli che spariscono.
 
Facciamo una premessa: la visita alla casa è senza impegno, lo so che non sei venuto qui per comprarla, almeno non oggi. Per prima ho scassato le palle con cinque o sei visite prima di decidere di fare un’offerta, non mi aspetto di certo di concludere subito. E non mi aspetto di certo, soprattutto, che tu me lo prometta. Non avete invece idea di quanta gente si sbilanci. Ma così tanto, che se fossimo un po’ più sprovveduti e un po’ meno cinici, saremmo qui a piangere da settimane.
 
Ho ricevuto proposte secche via e-mail «le offro 90.000 euro!» (neanche risposto), ho ricevuto delle dichiarazioni d’amore «ma davvero questa casa io la sento già mia, è una questione di kharma e poi tutte queste mucche, le colleziono anche io, è un segno, lo sento, devo solo parlarne con mia mamma», delel delle parole di speranza «lasciatemi solo organizzare per l’anticipo», ho ricevuto dei pacchi orrendi –e su questa gente che fissa degli appuntamenti e non si presenta e non si fa trovare neanche quando la chiami per sapere cos’è successo, prima o poi, scriverò un post…
(o i numeri di cellulare nei cessi degli Autogrill, sono ancora indecisa)
 
… e insomma, si prende su davvero un po’ di tutto.
 
E quindi, abbiamo affinato una teoria, che si è dimostrata in realtà una vera e propria regola aurea: non complimenti, ma soldi. Che le case sono belle, grazie, lo sappiamo. Difatti ci viviamo. L’acquirente interessato non dovrà presentarsi con belle parole, ma con un assegno. Fino ad allora, niente di fatto.
 
Stay tuned.
LdC

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