varie ed eventuali

Le nozze Reali.

13 Aprile 2011

Il 29 luglio del 1981 avevo cinque anni e mezzo e, come ogni bambina che si rispetti, sognavo di essere una principessa. Anzi no, in realtà io ho sempre dichiarato di voler fare l’impiegata (e a questo punto mi viene sempre in mente una battuta di Paolo Rossi) ma al fascino delle principesse, come a quello delle Barbie, non ero di certo insensibile.

Incurante della mamma che mi chiamava perché era pronto il pranzo, ricordo che mi sparai tutta la diretta televisiva del Royal Wedding fra Lady Diana Spencer e Carlo D’Inghilterra, ignara di tutto ciò che c’era dietro al sorriso triste di quella giovane sposa e limitandomi ad ammirarne lo strascico da record.

(che il suo Principe era un orrendo fedifrago nonché un uomo dai pessimi gusti lo scoprii, assieme al resto del mondo, solo qualche anno più tardi)

Non sono una fanatica di Case Reali e di tutte le attività connesse, ad esempio i Grimaldi mi hanno sempre lasciata abbastanza indifferente, ma a ridosso di un importante evento che senz’altro mi costringerà a fare coming out, annuncio ufficialmente di essere una carampana dei Windsor: nel bene e nel male ho sempre avuto un occhio attento, ho sempre saputo praticamente tutto e non mi sono lasciata sfuggire ogni occasione per informarmi su di loro, anche grazie all’acquisto di svariate biografie. Compreso, ovviamente, quello sfortunato episodio del 31 agosto del 1997 quando, mentre stavo rifacendomi il letto dopo un risveglio comatoso post discoteca, il telegiornale mi informò che Lady D. aveva perso la vita nell’ormai tristemente famoso incidente parigino.

Ci rimasi male, parecchio. Mi dispiacque davvero un sacco e, non potendo fare altro per dimostrare il mio dispiacere (mettersi a lutto forse sarebbe stato eccessivo e un telegramma non penso sarebbe mai arrivato a destinazione), chiesi al mio amico Leonardo di procurarmi una tazza commemorativa, che conservo tuttora gelosamente. Sì, lo so, è una paccottiglia da turista e quando sono stata a Londra, davanti all’altarino commemorativo di Harrod’s, ho provato anche io un moto di ribrezzo per questa  pacchiana ostentazione della tragedia… ma come dire, lì per lì mi sembrò la cosa più naturale… al cuor non si comanda, dopotutto.

Oggi non abito più nella stessa casa, non ho più cinque anni e mezzo, bensì l’età in cui Diana divorziò dall’orrendo fedifrago ma, con la stessa trepidazione, attendo il 29 aprile, giorno del matrimonio del suo primogenito. Vi dico, a me la Kate piace e quando mi fanno notare che sembro una vecchia zia che benedice le nozze di un nipote, non è che me la prenda a male perché il mio lato romantico di bambina che voleva fare l’impiegata ma sognava le principesse, da qualche parte c’è ancora. Sono un po’ perplessa perché qui a Bologna si dice che né di venere né di marte non si sposa e non si parte, ma evidentemente in Inghilterra ‘sta cosa non vale.

E poi c’è nuova paccottiglia da acquistare, volete mettere che gusto? Una nuova tazza per fare il paio, a colazione. Con somma gioia del mio fidanzato, suppongo.

Stay tuned, che il 29 vi faccio la cronaca in real time!

LdC

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