Randagi e inverno.

Piccoli consigli su come rendere l’inverno meno duro per i nostri piccoli amici senza famiglia:

Prendi uno scatolone di media grandezza, di recupero andrà benissimo.
Metti sul fondo del polistirolo o altro materiale isolante.
Riempi con vecchi maglioni di lana, coperte o plaid di lana o pile.
Chiudi e sigilla tutto con scotch alto, lasciando una piccola apertura di circa 15 cm, non troppo bassa
Avvolgi tutto in telo di nylon o pluriball (per contenere i costi puoi usare sacchi dei rifiuti ma sarebbe meglio un materiale più spesso).
Replica se hai molti gatti da tenere al caldo!

LdC
Fonte: La Gatteria

Scrivere è come mangiare le ciliegie.

O correre in discesa.
O infilare dita nella Nutella.
O dormire fino a tardi.

In pratica, non lo fai mai o non lo riesci a fare o non lo vuoi fare, che c’è sempre qualcosa di più importante in lista e poi non hai un luogo preposto alla scrittura e se ti concentri un momento è automaticamente quello in cui ti suona il telefono o il gatto rovescia un soprammobile.

Poi un giorno scrivi, obbligata, una cosa, due, tre, qualche commento brillante da qualche parte, ti ricordi che sai usare le parole come piuma o come fèro a tuo personale piacimento e riprendi subito il gusto; loro, ritornate subito amiche premiano questa tua (ri)scoperta uscendo dalle dita con la stessa fluidità come hanno sempre fatto.
Così come c’è il blocco dello scrittore ci sarà anche lo sblocco dello scrittore, no?

Insomma, scrivere è come prendere la ruzzola: lo fai e ti accorgi che non riesci a smettere più.

LdC

Cose che mi sembrano carine: un’altra lettera d’amore da Indirizzo inesistente.

Dell’iniziativa vi ho già parlato in questo post.

Alcuni giorni fa mi è arrivata questa, dopo un po’ di tempo che non mi arrivava più nulla.
Saran state le vacanze.

Sempre bellissima.
LdC

Caro il mio te,
ci ho pensato a lungo e finalmente ho capito quello che mi piace terribilmente di te.
E non ti darò la soddifazione di parlarti dei tuoi baci. No. 
Mi piaci perché hai sempre l’aria di qualcuno che sta per andare in un posto migliore di quello in cui si trova, l’aria di uno che è a un passo dal trovare la risposta. Hai tutta l’aria di qualcuno che sa in quale cassetto si trova la soluzione e deve solo decidersi ad aprirlo.
Sarà per il tuo sorriso sarcastico, sarà per i tuoi commenti sempre attenti e pungenti. Sarà il modo in cui tieni le mani in tasca e ti giri con indifferenza e ti allontani a passo calmo alzando solo il mento con un cenno per salutarci tutti, tutti noi che restiamo qua. È il passo tranquillo con cui te ne vai, come se fosse stabilito e naturale questo tuo non trattenerti mai più del dovuto, come se fosse ovvio che c’è talmente tanto altro mondo altrove che non ti si può chiedere più di quella minima attenzione che concedi.
È questo che mi attira irresistibilmente verso di te, e che mi respinge e mi fa diventare insofferente e mi porta a dirti quello che sai che ti dico e che solitamente commenti con una risata scrollando le spalle. 
Puoi provare per una volta a fermarti un attimo di più? Puoi per cortesia solo provare a dilatare il momento che intercorre tra la decisione di andare e il puntare la porta, e concedermi gentilmente un briciolo di tempo e di attenzione? Perché io vorrei sapere cosa succede quando vai. Vorrei essere lì a vedere se anche con il resto del mondo ti comporti come con noi (e non ti nascondo la speranza di avere la conferma che invece non ti comporti con nessuno come con me). 
Io vorrei proprio sapere se hai sempre in ogni occasione il sopracciglio pronto ad alzarsi e la risposta in tasca e la noncuranza nell’alzare le spalle e alzare i tacchi. 
Lo vorrei proprio sapere e lo vorrei proprio vedere, quindi la prossima volta fermati un secondo di più. Vorrei chiederti di portarmi con te. Vorrei chiederti se mi vuoi con te, a farti compagnia o a farti da pubblico, scegli tu nel tuo egocentrismo cosa preferisci. Vorrei solo sapere se tutto quello che mi piace di te e che detesto così fortemente rimane intatto anche quando sei solo per strada. Voglio vedere il posto migliore in cui vai, voglio esserci quando sveli la risposta esatta, voglio essere parte di ogni trionfo e di ogni scoperta. Voglio che tu mi dia l’occasione di innamorarmi perdutamente di te e di odiarti dal mio essere più profondo e detestarti e implorarti di portarmi con te ovunque e di amarmi come potrei amarti io.
Perché, come vedi, ci vuole del coraggio per volersi mettere al braccio di uno come te, e come vedi il coraggio non mi manca. Mi manca solo l’occasione. 
Con la certezza di essere presa molto poco seriamente come al solito etc etc.
Tentativamente tua,
R.

Evergreen: crescere è un’arte.

Vi ricordate che vi avevo promesso una serie di post vecchi, forse non letti e comunque dimenticati?
Questo è di oltre sette anni fa ed è il primo degli Evergreen.

27 ottobre 2004

Avevo appena finito di sfogarmi con il mio amico Ivan via e-mail, una cosa da intasare il mailserver della sua azienda, diciamocelo… una lettera lunghissima e triste che lui ha definito come un’eruzione (tant’è che domani sera mi porta fuori onde evitare che mi tagli le vene con la lima per unghie!)… e insomma il mio solito umore degli ultimi giorni con niente che mi va bene, con il mio enorme problema di accettare i cambiamenti, con tutto che cambia sbattendosene se per me è un problema e io che mi sento sempre più inutile, triste, abbandonata, lasciata al palo mentre agli altri capita sempre chissacchè e sempre con qualcun altro.
Io non credo quasi per nulla nel paranormale e cotillons simili, però a volte penso che ci siano dei messaggi che ti arrivano e sta in te capirli al volo… Fatto inspiegabile e quantomai raro che mi arrivi un regalo da un fornitore, penso che mi sia successo una o due volte al massimo in dieci anni che faccio questo mestiere… oggi mi arriva un pacco-regalo con dentro un bonsai (peraltro un’idea splendida!) e con un bigliettino (è lo slogan della loro ultima campagna): ‘crescere è un’arte’.

Oibò… la spiegazione che attendevo fornita così, in scatola, consegnata direttamente con un corriere…

Grazie, mio bel bonsai di ligustro provenienza Cina di anni 7, per avermi ricordato che sto crescendo e che quindi sono in una fase in cui le cose possono cambiare, e di molto. E quando meno me le aspetto. E non andranno sempre nel verso in cui io mi auguro perchè si tratta anche di scelte, azioni, responsabilità, VITA di altre persone, che si muoveranno a prescindere da me. E, se crescere è un’arte, io devo accettarla in ogni sua sfumatura, anche quando ci starò male, anche quando non capirò il perchè.

Come ho detto via mail a Ivan: dopotutto, ci dovrà pure essere un motivo dietro a tutto questo.

Buona serata!
LdC