ex e dintorni | malinconie

Questione di tempo.

6 Maggio 2012

Non ho idea del motivo, ma certe cose che da piccoli o da molto giovani ci sembravano distanti, oppure lunghe, addirittura interminabili, adesso che siamo cresciuti non ci risultano più così immense e insormontabili. Tipo la lontananza: da bambina, arrivare da mio zio in località Gessi di Zola Predosa (massimo quindici kilometri da casa), mi sembrava un viaggio di settimane. Oggi (cioè, da una quindicina d’anni ormai) vado, che ne so, a cena a Macerata, poi ci scappa anche il concerto e si torna a casa che albeggia.
Sì, mi sembrano distanti, ma appunto quelle sono le distanze. A Zola Predosa ci passo per andare all’Ikea se ho un paio d’ore da perdere.

E il tempo. Il tempo interminabile, che non passava mai, le giornate che sembravano di ventiquattro mila ore. Avevo un fidanzatino, quando ero sedicenne, che non poteva mai uscire perché era talmente un somaro a scuola che i suoi lo incatenavano praticamente alla scrivania per farlo studiare (con risultati scarsissimi, peraltro) e non ci si vedeva mai. Mi sentivo condannata a vivere eternamente la canzone Buona domenica di Antonello Venditti, avete presente quando dice che meno lui la cerca più lei ci sta a pensare (e questo tu lo chiami amore?) ecco, le ore, le domeniche, i giorni interi a fare niente in attesa che lui -e dopo di lui svariati altri, per altri motivi, ma con medesimi risultati- che mi facevano restare lì come uno stoccafisso in attesa di telefonate, arrivi, uscite di casa, appuntamenti, chiamate dalla finestra… Eh già, perché una volta non è che quello che ti piaceva lo tanavi su WhatsApp o su Facebook e ci facevi due chiacchiere quando ti pareva. Bisognava aspettare. E così si consumavano le ore, i pomeriggi, le serate.

Ciao, ciao domenica, madonna non finisce mai,
sono le sei, c’è ancora il sole fuori,
nessuno a cui telefonare.
Ciao, ciao domenica, il tuo ragazzo non ti chiama,
tristezza nera nello stomaco,
e in testa voglia di morire.
Ma non morire di domenica, in questo giorno da buttare,
tutto va bene, guarda pure il sole,
aspetta ancora una domenica.

Tutto questo per dire cosa? Mah, niente, l’altro giorno ci pensavo e mi son detta che sarebbe molto bello poter riavere indietro il tempo perduto ad annoiarsi, quello che non si è fatto fruttare in alcun modo, quello che addirittura ci ha pesato terribilmente. Vorrei riaverlo indietro, oggi che devo infilare un sacco di cose cronometrandomi al millesimo, se voglio reggere il confronto, senza dare fuori di testa, con questa mia densa vita.
Cosa farei di quelle ore?
Ho pensato a svariati impieghi, quelli più pratici ma anche quelli più difficili da ottenere in una giornata standard.
Poi sono giunta a una conclusione.

Ve lo giuro: le dormirei.

LdC

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