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Doctor Who come metafora della vita.

12 Gennaio 2016

Diverso non vuol dire peggiore.
Diverso non vuol dire sbagliato.
Diverso non vuol dire migliore.
Né più bello, né più brutto, né più giusto, né più o meno adatto.

Diverso è semplicemente un’altra cosa: è un progetto che cambia, una deviazione, una circostanza con cui devi fare i conti, ma per quanto ne sai potrebbe portarti dove nemmeno avresti mai sperato di arrivare. Da che mondo è mondo, gli imprevisti, le probabilità, non solo nel Monopoli hanno capovolto situazioni: avete presente quante e quali scoperte sono state fatte solo perché un elemento è cambiato?

Per arrivare all’argomento del post e per parlarvi di questa semplice ma grande verità: la prima volta che il Doctor Who si è rigenerato, volevo morire. Non ero pronta, non volevo vedere un’altra faccia al posto di quella a cui ero abituata, ho anche pensato Ok, non fa per me, smetto di seguire la serie.
Poi è arrivato il Nuovo Dottore, poi una Nuova Companion, poi un’altra Nuova Companion e ogni volta accettarli non è stato facile, ma suvvia, la storia procedeva comunque perfettamente: che problema c’era se ancora mi appassionava, se ancora mi divertiva?

Così, quando sabato sera ho spiegato la mia teoria sull’insegnamento che riceviamo da questa stupenda serie e ho ricevuto l’approvazione da uno dei Massimi Esperti sul Tema, ho capito di aver centrato l’argomento (e anche di avere bevuto troppa vodka tonic, ammetto): diverso è solo un’altra cosa, non è detto che per questo motivo sia deludente, o triste.
E’ solo quello che non ci saremmo aspettati.
Per certi versi, magari, chi lo sa: è pure la svolta epocale della vita.

La nostra mente non sa tutto e non può prevedere tutto e se solo un anno fa -non dico due, dico uno- mi avessero raccontato di quello che succede oggi, ma dai.
Eppure.

LdC

 

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