Evergreen

Evergreen: A14.

27 Febbraio 2012

6 maggio 2005

Il ritorno dal mare, da sola, al crepuscolo, ha ispirato il mio post di oggi.

Viaggiare in autostrada mi piace. Non rientro nella categoria di donne ‘no dai, guida tu’ ma nemmeno in quelle che credono di essere Prost. Sono una tranquilla, che fa i suoi bei 130 all’ora, allaccia le cinture, sta il più possibile alla sua destra, mantiene le distanze di sicurezza e non rompe le palle a nessuno.

Per me l’autostrada non c’entra niente con il resto del mondo. Sì, è vero, collega i posti, ma quando sei in autostrada non sei mai da nessuna parte. Le cose ti scorrono davanti agli occhi, ti riempiono la testa di buoni propositi (dovrei fermarmi a visitare Orvieto, un giorno o l’altro… certo che i paesaggi della Toscana, basterebbe uscire alla prossima… sono così vicina a Ravenna e saranno 10 anni che non rivedo i mosaici… eccetera, eccetera) che regolarmente ti scordi già nel kilometro successivo.

L’autostrada è piena di gente. Mi piace osservarla nelle auto: chi guida allegro, chi è in ritardo, chi sta per raggiungere la persona amata, chi torna da un funerale, chi va a fare un lavoro strapagato, chi si sposta pieno di speranze o chi semplicemente è stato al mare tutto il giorno e, mai prima del canonico happy hour, torna a casa sperando di trovare meno coda possibile.

In questo non-spazio si ritaglia sempre un po’ di tempo per pensare, anche se si è in compagnia. Ovviamente se hai la compagnia giusta che capisce quando è il momento di smetterla con le chiacchiere riempi-vuoto. Silenzio e ognuno per sé. I momenti migliori, questi. E le amicizie migliori, quelle che sanno anche stare zitte.

Mi ricordo di alcuni viaggi da Milano a Bologna, uno in particolare sotto una pioggia battente, quando capii che non serviva più tornare dove ero stata felice e infatti ne sono seguiti altri, ma mai più in nome dei bei vecchi tempi. Mi ricordo anche un Lodi-Modena a faticare a tenere gli occhi aperti mentre la Venturi -ragazza da compagnia- dormiva della grossa, reduci da una cena di chat.. quando ancora le chat mi sembravano una cosa intelligente. Mi ricordo un Roma-Bologna con l’umore a mille perchè avevo finalmente trovato casa. Mi ricordo un rientro orrendo da Milano Marittima con un paio di ex amiche che di tutto avevano fatto tranne che sforzarsi di fare le amiche. Mi ricordo un brevissimo Verona-Bologna che mi sembrava così breve perché con lui anche tutte le ere dell’universo mi sembravano dieci minuti.

Quanti viaggi, in quei viaggi.

E adesso che questa indecisa primavera sta per togliere il disturbo e lasciar posto a 40 sani gradi all’ombra, io ricomincio a scalpitare per muovermi il più possibile. Non importa in che direzione, l’importante è andare. Come battersi è più bello di vincere, anche viaggiare è più bello che arrivare. Perchè quando arrivi, o vinci, avverti comunque un vuoto. E per riempire quel vuoto devi rimetterti di nuovo in viaggio.

LdC

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  1. « Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
    «Dove andiamo?»
    «Non lo so, ma dobbiamo andare »

    (Jack Kerouac – On the road)

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