up close and personal

Non c’è limite alla provvidenza quando si vuole soffrire.

30 Settembre 2015

 

Invece, stare bene si fa sempre una gran fatica.
Che sia una caviglia dolorante, un’abitudine dura a morire, l’ansia, la noia, l’abbiamo sempre fatto così, la paura delle novità, siamo talmente programmati per soffrire che delle volte ci crogioliamo proprio nello starmalismo, illudendoci anzi no, raccontandoci che non c’è soluzione o via d’uscita.
Non so voi, io almeno confesso ogni tanto di farlo.

Sarà che da quando ho dato un taglio deciso alla chioma ho anche questa gran voglia di concretezza, di sistemare tutto il resto e non solo le doppie punte… tipo cambio degli armadi, oggetti da aggiustare, domande scomode da fare, rapporti da analizzare.

Ieri sera, infatti, fregandomene della caviglia dolorante, sono andata a correre: anziché restare a casa chiedendomi Farà ancora male se corro? ho pensato di mettermi le scarpe e andare a fare l’unica cosa sensata, cioè provare.
Non mi faceva male, anzi, sono stata benissimo sia fisicamente sia emotivamente perché ho ridimensionato un po’ di inutili paranoie del mattino
(consiglio da amica: non fatevi mai mai mai scaricare addosso le ansie altrui, almeno non mentre bevete il caffè)
e adesso la domanda sorge spontanea, posto che fisicamente ed economicamente non posso permettermi di abbandonare tutto il resto e dedicarmi unicamente all’allenamento: come faccio a stare altrettanto bene in tutto il resto della giornata?

Questo non lo so, ma si accettano consigli.
LdC

 

 

«You run every day, that’s what you do. You can’t stop being who you are because you’re afraid, right?»
«All right.»
«Okay. Here we go.»
And as the last of the autumn leaves fell away… so did Charlotte’s fear.

[Sex & The City, 2008]

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