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Nessun uomo è un’isola.

13 Aprile 2016

Oggi riflettevo sulla vita, sulla non vita, sull’intelligenza, sull’emotività e sull’ineluttabilità delle cose
(inebetirsi come al solito di serie tv pareva brutto?)
e anche se questo post sembra più una digressione à la Carrie Bradshaw quando batte sulla tastiera e si pone quesiti più o meno intelligenti, me ne sbatto bellamente e vi racconto che mi sono chiesta, per essere veramente felice, cosa dovrei (o dovrebbero) augurarmi.

Pane e vin non ti mancava, l’insalata era nell’orto e una casa avevi tu dice una vecchia canzone: e allora, Maramao, perché non sei mai pari? Cos’è quella cosa che ti farebbe dire, una volta ottenuta, “adesso sto proprio bene”?
Purtroppo le sfighe capitano, gli incidenti di percorso (e alle rotonde!) capitano, l’amore va, l’amore viene, perfino il più noioso dei lavori può sconvolgere con aspetti totalmente sottovalutati, i dolori poi non parliamone, a volte sembra che ci sia un avvallamento nel terreno perché altrimenti non c’è spiegazione al fatto che arrivino tutti nello stesso punto e nello stesso momento.
Qualcuno molto più saggio di me sostiene che il segreto sia essere felici e soddisfatti nonostante tutto -facilissimo da dire, ma se voi ci riuscite siete bravi, perché io proprio no (oddio, già se mi si rompesse qualche elettrodomestico in meno…)- sta di fatto che ci ho pensato e ripensato e poi ne ho parlato con i miei amici, poi con i miei affetti più cari, perché non ne venivo davvero a capo e volevo un loro consiglio, per capire cosa ne pensavano e come si poteva reagire e, più ne parlavo con loro, più mi rendevo conto che erano proprio loro la risposta.

Non c’è la formula magica: il nostro cucchiaino di letame da ingoiare, in certi periodi quotidiano, l’abbiamo tutti chi più e chi meno. Non c’entra essere oggettivamente qualcuno che da fuori sembra avere una vita perfetta perché sappiamo tutti quanto sia difficile fare i conti con se stessi a dispetto di ogni invidiabile peculiarità.
La differenza la fanno le persone che amiamo e che ci amano: gli amici e gli affetti di cui sopra, ma una menzione speciale va senz’altro fatta anche a chi è disposto a sorriderci e trattarci bene in una brutta giornata, e che magari non sa neanche che è una brutta giornata. Chi empatizza, chi si rende disponibile, chi ci ascolta anche quando ci lamentiamo per l’ennesima volta della solita cosa.

Non posso quindi augurarmi niente di specifico, per essere felice o quantomeno per provare ad essere meno insoddisfatta: arriveranno giorni probabilmente peggiori, arriveranno problemi e dispiaceri. L’unica cosa che desidero per me (e che auguro a voi) è di avere sempre la fortuna di essere circondata dalle persone giuste a darmi appoggio.
Non è del tutto vero che dobbiamo farcela da soli: magari siamo un’isola, ma facciamo sempre parte di un arcipelago.

Dedicato a tutti i miei amici di ieri, di oggi e di domani.
LdC

 

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