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L’alba dei 40 e il racconto dell’orchidea.

1 Gennaio 2016

L’anno scorso, per il mio compleanno, mi è stata regalata una bellissima orchidea.
Oddio, chi regala una pianta così elegante e delicata a una come me, deve essere una persona molto dolce e con una stima della sottoscritta che va ben oltre la fiducia, visti i miei scarsissimi risultati con tutto il regno vegetale… e in effetti questa persona è molto dolce e mi vuole molto bene.
(chiaramente contraccambiata)
(è una donna, non pensate subito a chissà quale tresca)

Non potendo conservare un’orchidea in casa per via dell’incompatibilità con i due gatti curiosi e mangioni, per il bene di tutti l’ho appoggiata di fianco alla finestra delle scale e lì è rimasta per mesi, mesi, mesi, mesi (l’ho annaffiata regolarmente, giuro) finché i fiori sono caduti.
Sarà l’ennesima pianta sacrificata alla mia incompetenza pensavo ogni volta che la guardavo mentre uscivo o tornavo a casa ma lei, come se non mi sentisse neanche, ha continuato a sfoderare bellissime foglie, verdissime e sane. Ha continuato a farlo con così tanta convinzione che non ho potuto non accorgermene e cominciare a seguire la sua evoluzione con più curiosità, a differenza del medio disinteresse che provo in questi casi: era talmente ostinata e convinta, che un po’ è riuscita a convincere anche me. Oh, magari ce la fa.

E così, mentre lei sputava fuori foglie su foglie, sempre più verdi, grandi e sane, mi sono sorpresa in più occasioni a pensare che quell’orchidea, senza fiori ma con molto carattere, fosse un po’ come me: verso la fine del 2014 avevo perso i miei colori sgargianti, ma anche se non ero più una pianta fiorita, stavo anche io ricominciando a produrre nuove e bellissime foglie. E se anche io, come lei, non sarei più stata in grado di fiorire, sarei stata comunque una bella e sana piantina. Sull’onda dell’entusiasmo per questa nuova metafora della mia esistenza -e per darle una minima speranza- seppur priva di ogni conoscenza in tema di giardinaggio, un giorno ho potato i rami secchi.
Poi non ci ho pensato più.
Era lo scorso ottobre, credo.

Ho continuato ad annaffiarla e non le ho più prestato tanta attenzione, fino a un paio di settimane fa, quando mi sono accorta di un bellissimo, nuovo, stelo, lungo almeno una quindicina di centimetri: è cresciuto dietro una foglia e non l’avevo notato fino a quando è stato abbastanza grande e sicuro di sé da mostrarsi. Quando l’ho visto mi sono sentita come se anche io fossi alla vigilia di una rinascita: dopotutto se l’orchidea può ancora fiorire, a dispetto di una proprietaria incapace, di una sistemazione sicuramente non ideale e di una potatura inesperta, magari anche per me è tornato il momento di affiancare qualcosa di nuovo alle mie già rigogliose foglie.

Chissà il 2016 cosa mi porterà.
Chissà i 40 anni cosa mi porteranno.
Di sicuro nuovi fiori di orchidea. E questa già mi sembra un’ottima premessa.

LdC

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  1. Anche nella vita, succede un po’ come per lo stelo dell’orchidea: ti accorgi di qualcosa di importante quando è già cresciuto un bel pezzo; difficilmente riesci a metterlo a fuoco quando sta nascendo.
    Auguri, splendida quarantenne!

    Gischio

  2. A parte gli auguri (tardivi), ma la corsa? Non è che l’hai lasciata da parte per dedicarti al giardinaggio, visto l’avanzare dell’età? ;)))
    Proprio ora che inizio a correre con più regolarità e cerco compagni di fatica…

  3. In effetti sto correndo un po’ meno (più che altro la fiacca) ma voglio assolutamente ricominciare e infatti mi stavo proprio guardando attorno per capire se c’è una 10K a cui iscriversi fra qualche mese, giusto il tempo di recuperarli… Che fai, vieni?

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