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Un artista chiamato Banksy

3 Agosto 2020

Due parole su cosa significa visitare una mostra in tempi di Covid: a parte le mascherine e i disinfettanti obbligatori, significa anche ingressi contingentati non alla sola mostra, bensì da una sala all’altra che rendono (come in questo caso) un’esposizione visitabile in massimo 45 minuti, una discreta maratona di un’ora e mezza con stop continui che sicuramente non contribuiscono a rendere la vista un’esperienza particolarmente rilassante.

Ma amiamo l’arte e ci sta tutto.

Magari –e l’ho scritto anche su Instagram  mettendo l’hashtag ufficiale con la speranza che mi leggano- le persone che si fermano a fare una foto o, peggio, un video a ogni opera esposta (e sottolineo OGNI), intasando lo scorrimento a tutti gli altri, complicano una situazione già di per sé complicata e potrebbero evitarlo. Consiglio per tutti: se ci teniamo tanto acquistiamo il catalogo alla fine così diamo anche un ulteriore aiuto economico all’organizzatore (e semplifichiamo la vita agli addetti che presidiano l’accesso alle sale).

Detto questo: Palazzo dei Diamanti ineccepibile nell’organizzazione, la mostra non autorizzata di un artista che per propria natura realizza opere (nella maggior parte dei casi) non autorizzate mi faceva ridere solo all’idea, infatti poi alla fine mi è piaciuta tanto, ho scoperto storie che non conoscevo dietro a tanti suoi disegni. Non fatevi scappare questa mostra, dura solo fino al 27 settembre.

Giuro che di foto ho fatto praticamente solo queste.

LdC

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