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La guerra in medioriente e quella con il mio vicino.

7 Agosto 2006

Non sto copiando pezzi già scritti a causa di un improvviso blocco dello scrittore, anzi. Sappiate che ho due puntate della saga delle Grandi Fregature pronte da pubblicare. Semplicemente ho più tempo per leggere e così quando trovo qualcosa che mi piace, che mi ispira, che io la condivida o meno (in questo caso non lo so perchè non sono ferrata in materia), la propongo a mia volta.

 

L’articolo è di Gabriele Romagnoli, dalla rubrica “L’ammutinato”, Vanity Fair del 10 agosto.

 

“È un’estate complessa: ho sbandato ad una curva e sono finito in Sudamerica. Ogni sera entro in una stanza d’albergo diversa, getto i bagagli da un lato, accendo la tv, sintonizzo la CNN e guardo il mondo andare in frantumi. Tutto accade in luoghi lontani o appartenenti al passato. Perché dovrebbe riguardarmi? Poi squilla il cellulare. È l’amico che, mentre sono lontano, si occupa della casa dove ho base a Roma. Ha la voce affranta di chi comunica brutte notizie. Dice “Tutte le piante e fiori del terrazzino sono morti ammazzati”. È una cosa tanto importante, con tutto quel che vedo sullo schermo, ora senza volume? Un passo indietro. La casa di Roma è un piccolo fabbricato all’interno di un altro: due piani, due appartamenti e questo terrazzino sopra, proprietà comune e indivisa tra me e il vicino, ciascuno se ne è arredata la metà. Il vicino è una persona che si mostra gentile e disponibile, lavora per un’associazione ambientalista ed è abbonato al Corriere della Sera. La scorsa primavera mi ha proposto di dividere legalmente la proprietà del terrazzino, ma unilateralmente a suo favore. Ho detto: no grazie, preferirei continuare così. E sono partito: Stati Uniti, Germania, ora Sudamerica. “Qualcuno – dice il mio amico – ha chiuso la centralina che regolava l’innaffiamento delle piante. Fa un caldo pazzesco, non piove, sono tutte morte. I melograni, le buganvillee, i bambù. Seccati”. La voce gli trema di rabbia. Per accedere al terrazzino occorre aprire una porta. Le chiavi le abbiamo io (il mio amico) e il vicino ambientalista. Non occorre interpellare Nero Wolfe per risolvere il giallo. Che razza di persona ammazza piante e fiori? Di più: che razza di persona lavora per un’associazione ambientalista e ammazza piante e fiori? Guardo la tv silenziosa. Vedo missili partire, case andare in pezzi. Comincia sempre così: c’è un problema di confini, qualcuno che crede uno spazio sia suo, per diritto divino, legge atavica, supremazia punto e basta. Pretende e, se non ottiene, si impone. Il punto è: e ora? Il condominio non può fare valere i miei diritti, l’amministratore è un desolato Kofi Annan che dice di non avere potere sulla materia. Le vie legali sarebbero un assurdo spreco di tempo e denaro, per di più senza prove e con la beffa che la proprietà indivisa significherebbe che il danno l’ha subito anche il mio vicino. Potrei, al ritorno, reagire con la forza, ma quel che vedo alla CNN insegna che la risposta dovrebbe essere superiore al danno patito, dieci o cento volte. Che faccio: brucio la casa del mio vicino? Di nuovo: è anche la mia. Tutto questo mondo è proprietà comune e indivisa. Chi ammazza i fiori degli altri si condanna a vedere rami secchi invece di petali rossi e gialli. A vivere di cattiveria e di cattiveria un giorno perire. Non sono Gandhi, neppure parente alla lontana. L’idea di “andare ai materassi”, come nell’immortale Padrino, è qualcosa con cui devo lottare ogni volta che subisco un torto. Ma l’ho già fatto troppe volte e troppe case bruciate ho alle spalle. Alla fine, tutto quel che posso piantare è un altro seme, raccontare questa storia e ricordare che ognuno, prima o poi, in questa vita e in nessun’altra, raccoglie quel che ha sterminato”.

 

LdC

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  1. Bellissimo cuginetta!!!

    Un esempio reale e concreto di come si possa innescare una guerra per ben poca cosa…

    Grazie Dani… servisse davvero a far meditare un po’ le persone…

    Paola

  2. Meno male che non condividi questo articolo filonasrallahiano se no ti facevo una puzzetta sul blog! Lo sai che questo blog ha un gran bello stile: la forma eh mica i contenuti….prrrr. Lo so, i need ferie!

    Esteban

  3. L’uomo e le cose futili

    Abbiamo avuto dimostrazione dalla storia che una delle cose più futili di cui l’uomo trascura ed omette, con strenua costanza, la gestione è la vita umana stessa.

    Non ne ha alcuna cura e pertanto nulla importa se addirittura appartenga a se stesso, al suo peggior nemico od ai suoi figli.

    Ebbene ciò nonostante non credo che l’uccidere sia il peggio che l’uomo possa fare poichè è ancora un atto cosciente dato da una volontà precisa, intenzionale o preterintenzionale che sia.

    Il peggio sta nel dileggio, il dileggio della vita che compiamo ogni giorno a suon di daygum oppure che infliggiamo ai nostri figli a suon di Bilsovon o di Augmentin ovvero a suon di aspartame … purchè ci addolcisca la pillola.

    Si perchè i razzi Kassam o Katiusha sono roba da dilettanti rispetto ai 6000 prodotti che ci infliggiamo ogni giorno e che ci riempono di Formaldeide ( … giusto per curiosità ) preparandoci ad essere ordinati DOA (Dead On Arrival = Morti In Arrivo) già predisposti per una banale autopsia non degradabile grazie la completa mummificazione dei tessuti.

    Per pura didascalia, se potessimo collezionare le potenze di calcolo dei computer utilizzati da queste multinazionali, scopriremmo che essi generano ed usano una potenza assai maggiore di quelle utilizzata per disegnare, progettare e realizzare un F18 Hornet od un più semplice F16 od un quasi prosaico F14 a testimonianza che in nessuna guerra esiste tanto odio quanto in un giorno di pace nel bar tabaccheria all’angolo o nella farmacia quattro isolati più in là.

    Pertanto, non sbandate in sudamerica, che tra l’altro c’han lo zucchero di canna, ma mettevi l’elmetto e come un Capuozzo d’annata affrontate la prima rastrelliera dietorelle consci e sprezzanti del pericolo!

    K&T

  4. @PierAlex: da quando in qua il Bisolvon e l’Augmentin addolciscono?

    @Tutti: non so se avete notato che all’inizio del post ho scritto che non sono ferrata in materia, quindi non so se condividere quello che ha scritto Romagnoli oppure il suo esatto contrario. Oibò, scritta così mi verrebbe da dargli ragione, ma se trovo l’opinione opposta messa giù in modo altrettanto convincente posso sempre ricredermi. Comunque non ditemi che non è vero che “ognuno, prima o poi, in questa vita e in nessun’altra, raccoglie quel che ha sterminato”. O “seminato”, in taluni altri casi, vedetela un po’ come volete.

  5. Daniela avevo letto tutto il tuo post, quindi anche la tua (non posizione a riguardo. L’articolo è un classico (pessimo) esempio di finto buonismo. Sai bene la mia posizione su Israele, quindi è inutile stare a ripeterla. Mi farebbe piacere che qualche giornalista italiano avesse le palle per chiarire la montatura hollywoodiana dei fatti di Cana, per dare risalto all’oscena montatura della Reuters (che almeno ha chiesto scusa per la manipolazione della foto di Beirut). Invece i giornalisti de noantri son solo buoni a scrivere questi pezzi pseudo pacifisti basati sull’utopia che sventolando una bandierina della pace il mondo migliorerà. La realtà ha dimostrato il contrario, come ha scritto Hitchens qualche mese fa:”Se negli ultimi 15 anni avessimo seguito i consigli dei pacifisti, oggi avremmo un Kuwait annesso all’Iraq, Slobodan Milosevic al potere in Serbia con il Kosovo ripulito etnicamente, i talebani che opprimono l’Afghanistan ospitando i terroristi di Al Qaeda, e Saddam Hussein padrone di quel campo di concentramento in superficie con fosse comuni sottoterra che era il suo Iraq.” Non pretendo che Vanity Fair faccia analisi politica, ma è deprimente vedere come nessuno osi distaccarsi dal mainstream pacifista.

    Scusa lo sfogo :)

    Ora mi salvo la 5a puntata.

    Buona serata, Est

  6. Se negli ultimi 35 anni uno solo dei conflitti svoltisi fosse stato condotto sotto l’egida di una qualsiasi morale allora potremmo chiamare giornalisti tutti coloro che si sono impegnati per descriverli.

    Purtroppo però tutti i conflitti sono stati solo ed esclusivamente generati dal bisogno di controllare l’equilibrio economico mondiale.

    Tutto è mercato ed in ogni sua forma si esprime, e prorpio per questa natura tende ad auto estinguersi saturando ogni spazio che incontra rendendo così necessari eventi estintivi di massa tali, da potergli garantire nuovi spazi.

    Abbiamo tutti, ed oramai tempo immemore, continuato a parlare di inflazione, di costo del danaro e di tassi di sconto ovvero tutti i valori protesi, come equilibristi su un filo, a permettere il mitico e fondamentale cash flow ovvero a far girare i mercati anche con la sola illusione di una economia (Argentina 2001).

    Bene, qual’è allora evento più foriero di future attività di una guerra???

    Perchè questa è l’attuale unica ragione di conflitto esistente al mondo.

    Gli integralismi sono stati l’ultimo innesco di una situazione che rischiava di tendere alla pace e conseguentemente al rallentamento dei mercati e di lì a poco alla deflazione, la vera kriptonite del capitalismo. ( chiedere ai giapponesi dei loro anni 92-98 ).

    In sostanza ne VanityFair ne Romagnoli ne altri possono esser più responsabili di Jean-Claude Trichet(BCE), Ben S. Bernanke(Fed), Pascal Lamy(WTO) ne Dio ne Allah ma energie e prodotti ne buoni ne cattivi ma ricchezza e povertà.

    Siamo più poveri di quello che ci raccontiamo ivi compreso quanto apparso sulle pagine, assolutamente ben scritte, di VanityFair che peraltro ne diviene esso stesso involonario motto.

    K&T

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