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Because you’re mine, I walk the line.

2 Giugno 2012

Questo post l’ho pensato domenica, durante gli ottocento kilometri che ci siamo sciroppati in meno di dodici ore e quindi scriverò come se fossi in macchina, in quel momento.

Il 27 maggio di cinque anni fa mi trovavo proprio qui, esattamente dove sono adesso, sull’autostrada che da Bologna porta in Abruzzo, per trascorrere una settimana di vacanza con Betta grazie ad un viaggio vinto alla lotteria della Festa de l’Unità (non sto a dirvi chi aveva estratto il biglietto fortunato, altrimenti piango) nella ridente località di Roseto. Ebbene, il 27 maggio di cinque anni fa, avevo una simpatia per qualcuno, diciamo una cottarella per un ragazzo che nemmeno io sapevo come avesse fatto a diventare così importante, che ogni giorno tutto quel che mi capitava glielo volevo sempre raccontare e infatti lo chiamavo di continuo. Ma non ero convinta fino in fondo, perché era tanto tempo che mi accompagnavo sempre a tali idioti, o pazzi, o borderline, o impegnati, o troppo lontani, o sempre così sbagliati per me, che pensare di provare qualcosa ed essere ricambiata in modo naturale, spontaneo, sano e senza problemi esistenziali di contorno, mi sembrava difficile anzi proprio impossibile per una come me, che sì ci credeva al Grande Amore, ma fondamentalmente non si sarebbe scandalizzata se le avessero rivelato che si trattava di una leggenda metropolitana tipo i coccodrilli nelle fogne di Manhattan. Ero così disincantata che sono andata in vacanza proprio a cuor leggero, pensando anche all’eventualità di non trovarlo più al mio ritorno.

Eppure ogni tanto nella vita alla gente gli deve pure dire culo almeno una volta, infatti anche per me è successo come nelle più banali puntate dei film d’amore con cui mi sono anestetizzata l’adolescenza: al ritorno dall’Abruzzo, lui era lì che mi aspettava. ll resto è storia, quindi non vi tedierò. Ma vi dirò una cosa che forse non tutti sanno e cioè che -paradossalmente direi, visto che la musica è una componente determinante delle nostre giornate- non abbiamo mai avuto La Nostra Canzone. Dopotutto ce ne son talmente tante che potrebbero essere tutte e nessuna, a parlare di me e di lui. Poi però, ripensandoci, poco fa ho messo su il cd di Johnny Cash e adesso che ci rifletto è appena passata questa bellissima, che diceva

You’ve got a way to keep me on your side
You give me cause for love that I can’t hide
For you I know I’d even try to turn the tide
Because you’re mine, I walk the line

e sai Johnny che hai ragione? In effetti io, da allora, rigo parecchio dritto nelle mie cose della vita, e per questo equilibrio, per la serenità e per la persona che sono diventata, devo dire grazie anche a lui. E quindi scusate se utilizzo in modo così sdolcinato il mio blog, e scusate anche se faccio un gesto molto tenero sulla pubblica piazza, voi sapete che non è da me. Ma volevo decretare ufficialmente che questa, adesso, è diventata la nostra canzone.

Grazie per questi primi cinque anni e per (possibilmente) i prossimi cinquecento.
Tutto il resto lo sai.

D.

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  1. “Eppure ogni tanto nella vita alla gente gli deve pure dire culo almeno una volta”

    è una frase meravigliosa, la dico sempre anch’io quando qualcosa gira giusto, anche se la prendo direttamente come citazione da un film stupidissimo degli anni ’90, intitolato “White men can’t jump”:

    “The Sun even shines on a dog’s ass some days”

    Sono d’accordo con te, le persone che ci stanno vicino finiscono col cambiarci un po’. Se sono quelle giuste, sicuramente in meglio

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