Diari della quarantena

I Diari della Quarantena – 8

4 Aprile 2020

22° giorno

Credo che i gatti stiano progettando di uccidermi, sul serio non mi sopportano più e uno studio lo conferma. Luca mi tira un colpo bassissimo e mi mostra le immagini di Los Angeles vuota. Secondo voi quando potremo tornare a viaggiare oltreoceano? 2021 troppo ottimista? Lo sapevo che io negli anni pari non riesco mai a tornare negli Stati Uniti, ma bastava dirlo. Ho fatto una videochiamata con Leonardo e Soichiro a Londra e ho pensato anche quando potrò tornare lì, forse sarà meno complicato? Non ne ho la più pallida idea. C’è chi ipotizza che per qualche anno le cose non saranno più tanto facili da gestire, in generale.

Tutte queste domande senza risposta, tutto questo navigare a vista, in certe giornate lasciano un senso di smarrimento e frustrazione. Male non fare paura non avere, tuttavia io vi dico che un minimo di depre ci sta.

23, 24, 25…

Sto osservando la Social Distance dal 9 marzo, sono in quarantena dall’11 marzo e non entro in un ristorante dal 7 marzo. Snocciolo qualche dato perché mi servono a tenere in modo più preciso questa specie di diario, ora che mi avvicino al giro di boa del mese. Non ho grandi aggiornamenti da fare, le mie uniche uscite continuano a essere la spesa per i miei genitori, il bidone dell’immondizia e solo una volta per pura fortuna sono riuscita a incrociare Luca (ma a distanza di un metro) perché aveva dei giri autorizzati da fare esattamente qui di fianco. Continuo i miei recuperi di film e serie tv con una costanza davvero eccellente, ne avessi altrettanta per la scrittura avrei già pronti sei romanzi da pubblicare alla fine della quarantena #einvece ho due progetti ed entrambi sono lì a fare un po’ di ragnatele. In compenso lavoro moltissimo e questa cosa mi fa piacere perché mi fa volare le giornate, speriamo che la produttività porti a qualcosa di concreto, ce lo meritiamo un po’ tutti. Il mio balcone è la mia spiaggia, il mio happy hour, la mia reale finestra sul mondo: da qui posso vedere in tutta tranquillità la vita che si svolge nel giardino (che sarebbe ad accesso vietato, ma tant’è) e delle vie adiacenti e noto che le persone stanno, con un motivo o con l’altro, uscendo sempre di più. Io ho paura di uscire ma non perché ho paura di ammalarmi: il mio unico terrore è diventare veicolo di contagio per qualcuno a cui voglio bene e non me lo perdonerei mai.

Cose che mi sconcertano: sto cucinando e neanche tutte schifezze (oddio neanche dei capolavori ma sono cose mangiabili e talvolta addirittura buone), riesco a timbrare il cartellino in ritardo anche quando il mio ufficio è dall’altra parte della parete della camera da letto, sto facendo un numero inconcepibile di lavastoviglie e lavatrici e non capisco perché visto che sono sempre la stessa, aspetto la diretta di Sergio Venturi (Regione Emilia Romagna) e la newsletter del Post ogni sera così come si aspetta l’appuntamento con dei buoni amici.

Abbiamo varcato la soglia del 3 aprile che, secondo gli ottimisti, doveva essere la deadline della quarantena (certo, come no) e ora ci avviamo alla prossima deadline che è il 13 aprile. Ma io non credo si metterà il naso fuori di casa anche solo per un bar a distanza di sicurezza prima di metà maggio.

Vedremo.

(to be continued)
LdC

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