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L.A. Confidential

28 Ottobre 2019

Ho parlato di questo blog post anche nel mio podcast!

Tempo di lettura: 3 giorni.

Scusate, parlare di Los Angeles per me è sempre particolarmente facile perché è forse la mia città preferita al mondo o diciamo fra quelle che, pistola alla tempia, sceglierei (incredibile come invecchiando ci si affezioni alla terra natia quasi da provare un dolore fisico doversi staccare per andare a Milano per una fiera, sindrome conosciuta anche come “del culo pesante”).

Non dico niente di nuovo: quello verso la California, dall’Italia, è un viaggio costoso, lungo e abbastanza faticoso se non ci si muove nell’agio della first class e non si può spaziare a proprio piacimento nel calendario, però diciamocelo: un po’ come i dolori del parto, quello che si ottiene è talmente bello che alla fine si tende a dimenticare lo sbattimento che la cosa implica (L.A. ai miei occhi vince sulle gioie della maternità, so che lo sapete, ci tenevo però a ricordarlo). Chiarito questo, estratto conto della carta di credito a portata di mano come promemoria, alcuni tips&tricks per voi con la speranza che non sappiate già proprio tutto-tutto-tutto (nel caso sentitevi liberi di condividere le vostre esperienze e bazze fra i commenti).

Volo

Prenotando con un leggero anticipo di sette mesi ammetto che siamo riusciti a sborsare una cifra abbastanza sostenibile per il volo e per la prima volta abbiamo deciso di non fare scalo in una capitale europea bensì di arrivare direttamente a Philadelphia grazie ad American Airlines che tentava l’esperimento dei voli diretti da Bologna. Esperimento miseramente fallito che non si ripeterà nel 2020 perché la Compagnia si è già pentita e noi insieme a lei perché si è trattato del volo più sfigato da tempo immemore.
Motivi? Innanzitutto BLQ-PHL è operato con velivoli abbastanza datati (il mio era del 1999), il che non mi incute timore a livello di sicurezza (insomma, è vero che è più vecchio della mia automobile, però se lo fanno partire avranno fatto i loro controlli) ma sicuramente mi incute molta noia perché ormai siamo abituati a ben altro comfort in volo (tipo lo schermo) e qui invece bisogna armarsi di Netflix sul proprio cellulare perché il massimo dell’entertainment è dato dalla proiezione urbi et orbi su monitor 14″ sparsi qua e là, esattamente come negli anni ’90. Per fortuna hanno dato gli Avengers. Si può dormire, come effettivamente il mio compagno di viaggio si è ampiamente prodigato a fare, si può leggere un buon libro di Enrico Brizzi, come ho fatto io, ma dopo nove ore di Brizzi -non me ne voglia l’autore- ho cominciato a sperare che una hostess tirasse fuori le carte da briscola o almeno mi facesse attaccare il telefono in carica (spoiler: no in entrambi i casi). Meglio la tratta PHL-LAX sia all’andata che al ritorno, altre sei ore, operata sempre da AA con aerei decisamente più moderni e confortevoli. Prossima volta comunque British Airways tutta la vita, scusa British, non ti tradisco più.

Appartamento

Los Angeles è enorme ed è suddivisa in molte zone: da Santa Monica alle colline di Hollywood dipende un po’ dal gusto personale e da cosa si vuole fare durante la vacanza. Noi abbiamo scelto Melrose un po’ perché ci piace la zona e un po’ perché era più vicina alle cose che volevamo fare, locali in cui volevamo andare ed eventi a cui volevamo partecipare. Due anni fa abbiamo soggiornato a West Hollywood, altre zone in cui secondo me potrebbe valere la pena vivere (diciamo per la durata del viaggio, ma anche per sempre) potrebbero essere Venice e Downtown, la prima per il mare e la seconda senz’altro per le mille attività da svolgere, ma prima bisogna farsi un po’ di buccia per la questione homeless (che non sono molesti, non temete, ma fanno stringere il cuore) oppure le Hollywood Hills ma che ne parliamo a fare, che tanto come zona è costosissima e non ce la potremo mai permettere.

Trasporti

La metropolitana sarà ampliata nei prossimi anni (ci sono i lavori in corso da parecchio, infatti) però al momento non è così capillare come per esempio può essere a Manhattan o a Londra, per intenderci, anche perché lo spazio da coprire è decisamente più ampio. Noi abbiamo scelto di noleggiare un’auto e l’abbiamo prenotata direttamente dall’Italia, ma è capitato anche che ne prendessimo una direttamente là durante il viaggio precedente: se devo sbilanciarmi, è meglio prenotarla da qui così gran parte della pratica viene sbrigata online e al noleggio si va un po’ più veloci (frenesia che qui a L.A. non fa parte del DNA tipico dei lavoratori – lo dico con una punta d’invidia, chiariamoci).
Si può vivere senza auto a Los Angeles? Probabilmente no, ma se la sera avete intenzioni bellicose – alcolicamente parlando – vi consiglio caldamente di scaricare le app di Uber e Lyft, così da muovervi liberamente e senza il rischio di venire arrestati per guida in stato di ebbrezza. Potete anche affittare bici e monopattini, ma occhio che a differenza dell’Italia ci vuole il casco protettivo.

Traffico e come affrontarlo

A Los Angeles stare in coda può rappresentare una grande fetta della giornata, ma è un po’ la sua caratteristica, come la Walk of Fame coi turisti che fotografano il marciapiede: insomma, poco gradevole starci in mezzo ma inevitabile. La cosa positiva è che sarete a Los Angeles e non in A14 (per la mia esperienza diretta fa la differenza) e se avete preso Uber o Lyft non è che pagherete di più (però siate generosi con la mancia!). Evitare le code parzialmente si può, basta seguire le indicazioni di Google Maps che, a seconda del traffico, evidenzia le strade in rosso o in giallo o verde, ricordandovi che le principali direttrici portano da nord a sud e da est a ovest, quindi sarà difficile perdersi anche se si sceglie una via alternativa.
Non noleggiate i navigatori assieme alle auto, piuttosto investite la stessa cifra in una kasko: basta davvero scaricarsi una app e usare il sano e vecchio traffico dati (io con Tim ho speso 20€ per 10Gb in un mese, oltre a parecchi minuti di chiamata e sms).

Luoghi belli

Elenco parziale e che sicuramente amplierò (quando, chi lo sa) di luoghi belli che ho personalmente visitato e che mi permetto di consigliare. Mi limito solo a elencarli perché non ho la competenza per valutarli tecnicamente, ma se vi basta un “A me è piaciuto“, eccoli qui in rigoroso ordine sparso e totalmente mescolato fra musei, cinema, palazzi, centri commerciali.

Lo scopo di questo elenco è: quando lo avete spuntato tutto, potrete dire di aver visitato L.A. non solo da turista.

LACMA (sì, quello coi lampioni davanti)
Getty Museum (non ci crederete, è anche gratis)
Griffith Observatory (stai in fissa con La La Land? Giusto un attimo)
SkySpace e lo scivolo in cima al grattacielo (capitolo: Grandi Coraggiosi)
Hollywood Forever (cimitero delle star, ma anche luogo di proiezione film e allegre grigliate)
Museum of Neon Art (detto anche “MONA”, val bene una messa)
Santa Monica Pier (ok la foto dove finisce la Route66 però tanti italiani, vi avviso)
Binocular Building (a Venice)
Regency Village Theatre, Westwood (lo avete visto nel film di Tarantino: è un cinema normale, noi ci abbiamo visto un’anteprima, se siete curiosi di provare questa esperienza qui vi aggiornano sempre su dove si svolgono)
Ace Hotel (rooftop e un po’ tutto, panorama altamente instagrammabile)
Grand Central Market (tanto per cambiare, si mangia)
Farmer’s Market (raccoglitore di ogni umana bellezza e altro posto per mangiare da dio)
Americana (centro commerciale super lusso, come sentirsi la Piccola Fiammiferaia)
Angel’s Flight (serve a niente ma è bello)
Bradbury Building (parzialmente visitabile perché è un condominio privato ma vale la visita, uscendo occhio al murales di Antony Quinn)
The Broad (mi aspettavo di più, comunque è gratis, basta prenotare)
Hollywood Bowl (guardate se ci sono concerti interessanti… e ci sono sempre!)
Melrose & Fairfax Flea Market (andateci con intenzioni bellicose e braccia pronte a reggere tante shopping bag)
Hollyhock House (è una bellissima visita a una casa architettonicamente unica)
Thrifth Shops e Buffalo Exchange (potrete fare veramente degli affari se sapete “ravanare” – non vi metto tutti i nomi perché ce ne sono a camionate, googlate “thrifth shops L.A.”)

Alcol e cibo

Per quanto mi riguarda fra le cose che preferisco del viaggiare, è la possibilità di mangiare etnico almeno due volte al giorno: a Los Angeles potrete ovviamente spaziare fra le cucine dei più remoti angoli della terra, dai piatti orientali più elaborati fino alla pizza del Rainbow Bar & Grill (peraltro famosissima per la sua bontà… insomma, capiamoci, non è male ma è sempre una pizza preparata negli States).
Fra i tantissimi: Scum & Villany Cantina raccomandato ai nerd, El Còndor per la cucina messicana, trovato per caso, ci si torna per scelta; Norm’s per la colazione da sfamare un esercito; RossoBlu L.A. per la bolognesità e perché si sono lasciati insegnare lo Spritz col Select; The Reel Inn a Malibu perché è già la seconda volta che ci torniamo a mangiare il pesce e quando poi siamo a Bologna ci viene il magone a ripensarlo; Canters solo perché esiste e perché è casa-lontano-da-casa; il Formosa Cafè perché ci siamo seduti al tavolo dove si sedeva sempre Elvis (ma veramente!). Ho volutamente lasciato per ultimo il Peach Pit Pop Up perché non sarò mai in grado di esprimere la felicità che mi ha dato facendomi rivivere l’adolescenza immergendomi in 90210 (purtroppo era un locale pop up e ha chiuso a settembre).

Cose fighe che loro hanno e noi non vedremo mai neanche col binocolo

Il mood sempre positivo. Certo che se vivessi a Los Angeles probabilmente sarei di umore migliore anch’io, basterebbe sapere di alzarsi al mattino, uscire e trovare un clima sempre mite, il sole, le mille opportunità di una metropoli, anziché l’umidità, il grigio e l’A14… sarà per questo che le persone sono sempre sorridenti, sempre gentili, sempre disponibili, sempre pronte a fare due chiacchiere. Se nella West Coast il saluto non è solo Hi, bensì Hi how are you, un motivo c’è. Vogliono sapere come stai, lo vogliono sapere veramente. E sono contenti se glielo chiedi anche tu, non come qui da noi che fai la domanda ma non ascolti la risposta.

Il rispetto: per se stessi, per le altre persone, per le proprie origini. Credo che se fossimo sinceramente patriottici così come loro sono orgogliosi di essere americani, non saremmo in fondo alle scale di cantina dell’Europa. Vero che noi italiani abbiamo la cazzimma e l’ingegno, rispetto a loro che sono un po’ più tortelloni, ma il genio usato non a fin di bene, boh, fateci due conti.

I concerti, diamine, i concerti. Spettacoli e location pazzesche, acustica perfetta (ma d’altronde siamo nella patria dell’entertainment ). Mi sono letteralmente innamorata dell’Hollywood Bowl: a parte la grandezza esagerata e tutto il contesto in cui è inserito (è fra le colline), il costo super politico degli eventi, la possibilità (non a tutti, ma a molti) di poterti portare il pic nic da casa… e sapete la cosa davvero incredibile qual è? Che un mondo migliore è possibile: finito l’evento non rimane una cartaccia per terra, perché le persone sono educate e si portano via la propria immondizia (ed eventualmente ci sono quattordicimila inservienti pronti a intervenire).

La fortuna di poter fare in quattro il lavoro che noi dobbiamo smazzarci da soli. Stipendi alti, costo del lavoro probabilmente molto inferiore al nostro: queste sono le spiegazioni che mi sono data ogni volta che ho incontrato delle persone al lavoro preposte a un solo compito, che a volte è anche solo dare un’indicazione – per il check in? Di là – e mi è venuto da ridere pensando al multitasking a cui sono abituata da venticinque anni di onorata carriera.

Per concludere: i grandi esclusi dalla mia visita

Parto dal concetto che non si può fare tutto perché nemmeno chi vive a L.A. conosce ogni cosa di questa città talmente sfaccettata e diversa a ogni angolo, che in realtà sono sette, otto, nove, dieci città in una.

Ho volutamente tralasciato la visita a tutti gli Studios: ci vuole molto tempo da dedicare a queste visite e, per quanto io sia affascinata dall’industria cinematografica, li valuto un po’ come i parchi tematici: belli ma non ci vivrei. Personalmente amo visitare le città proprio perché mi piace immergermi nella vita come la vivono le persone che ci abitano, quindi evito il più possibile gli artefatti, anche se L.A. è un po’ plastica ma, come diceva Warhol “I love Los Angeles, and I love Hollywood. They’re beautiful. Everybody’s plastic, but I love plastic. I want to be plastic.

La Walk of fame, Hollywood & Highland, Hollywood Blv e zone più turistiche perché di italiani ne vedo già abbastanza tutto l’anno a casa mia… Però se proprio ci volete passare date prima un’occhiata se almeno inaugurano una nuova stella.

Alcune fra le spiagge più famose. Sono stata a Malibu, Venice e Santa Monica ma visitare spiagge più lontane (tipo Palm Springs, Santa Barbara, Huntington, Newport) avrebbe significato molte ore di traffico e mi dispiaceva impiegare così il tempo.

Chissà, magari la prossima volta… (stay tuned)

LdC

(siete arrivati fino a qui? Allora meritate di vedere le mie Stories su L.A.!)
(ne volete ancora? Potete leggere il post del 2017)

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